IL CALCOLO DEL RISARCIMENTO PER PERDITA DEL FAMILIARE

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La Sesta Sezione Civile della Cassazione, nell’ordinanza n. 6619/18, depositata il 16 marzo 2018, si pronuncia in in materia di liquidazione del danno patrimoniale da lucro cessante, patito dalla moglie e dal figlio di persona deceduta a seguito di sinistro stradale.
Il danno in questione può essere liquidato sia in forma di rendita, sia in forma di capitale. Se viene scelta la liquidazione in forma di capitale, questa deve avvenire: (a) determinando il reddito della vittima al momento della morte; (b) detraendone la quota presumibilmente destinata ai bisogni personali della vittima o al risparmio; (c) moltiplicando il risultato per:
– un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell’illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto vita natural durante; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente all’età della vittima se questa sia più giovane dell’alimentato, ed all’età di quest’ultimo nel caso contrario;
oppure
– moltiplicando il risultato per: un coefficiente di capitalizzazione delle rendite temporanee, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell’illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto non già vita natural durante, ma solo per un periodo di tempo determinato; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente alla durata presumibile per la quale sarebbe proseguito il sostegno economico.

Nel caso in questione la moglie e il figlio della vittima, un motociclista, che aveva perso la vita a seguito dello scontro con un autocarro, convenivano in giudizio la società proprietaria dell’autocarro e l’assicurazione per ottenere il risarcimento del danno.
Il giudice di appello sul punto aveva attribuito il risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante, negato dal primo giudice, per la perdita del sostegno economico loro elargito dal defunto.
Dal reddito suddetto deve essere detratto l’ammontare delle spese per la produzione del reddito ed il carico fiscale, che in assenza del fatto illecito avrebbero rappresentato voci di spesa, e come tali avrebbero ridotto il reddito disponibile per i familiari.
Inoltre è altrettanto doveroso tenere conto non solo del reddito della vittima al momento del sinistro, ma anche dei probabili incrementi di guadagno dovuti allo sviluppo della carriera ed ad altri consimili eventi che con prudente apprezzamento e sulla base dell’id quod plerumque accidit si sarebbero verificati”.


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